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Sabato 10 Aprile, ore 21 INGRESSO GRATUITO Quando vedremo un tuo ballo? di e con Alessandro Bedosti. Assistenza Chiara Romersa e Alice Marzocchi.
"Si tratta di un breve ritratto attraverso il quale, in un'assoluta (e desiderata) povertà di mezzi, mi propongo di sperimentare uno stato d'attesa in cui i movimenti nascano da una reale trasformazione di tutto il mio essere. Mi esercito a non di-mostrare e mi metto da parte. Mi dismetto, come un abito vecchio. Cerco di spogliarmi più che posso, di decadere, di impoverire, nel tentativo di fare spazio ad uno sguardo altro, ad altre attese, ad altri desideri".
A.Bedosti
a seguire Riflessioni sull'obbedienza
di e con Compagnia Urbani Guerra Vincitrice GD'A Emilia-Romagna 2009.
Questo solo danzato si inserisce all’interno di un ampio progetto di studio sul tema dell’Obbedienza come condizione che regola non solo i fenomeni materiali ma anche l’umano essere al mondo.
Nell’obbedire alla propria o altrui volontà l’uomo diventa schiavo e creatore di disordine. Esiste, però, un altro tipo di obbedienza che è invece fonte di libertà e trascendenza, e che Simone Weil chiama obbedienza alla necessità dell’ordine del reale.
Se sottostare alle leggi e ai sistemi umani implica uno sforzo, obbedire alla necessità richiede invece un abbandono, un atto delicato di attesa in cui si acconsente alle cose di scendere fino a noi.
Questo atto soprannaturale ci rende capaci di abitare il vuoto che si apre davanti a noi, di obbedire alle sue leggi in un atto di consenso “come di una sposa che dice di sì”.
Una necessità rigorosa, che esclude ogni arbitrio, ogni caso, regola i fenomeni materiali. Nelle cose spirituali, benché libere, vi è se possibile ancor meno arbitrio e caso. (S. Weil 190, Quaderni)
Silvia Urbani
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